R.E.S.
Rito di Esperienza Sensoriale. Un'installazione critica sull'economia dell'attenzione: un vecchio computer che ti sovraccarica, si rompe e poi ti lascia in quiete.

L'installazione realizzata
Passiamo gran parte delle nostre giornate davanti agli schermi, ma raramente viviamo il digitale: lo subiamo, in modo reattivo e automatico.
Usare il linguaggio della sovrastimolazione contro sé stesso, in tre fasi che portano dall'uso compulsivo a un rapporto riflessivo con lo schermo.
Un'installazione realizzata: un monitor vintage usato come guscio, dentro un iPad mini con un sito che ho progettato e programmato, e un manuale stampato.
Attraverso il digitale, non lontano da esso
R.E.S. parte dall'idea del superstimolo digitale, ma ne ribalta lo scopo: invece di catturare l'attenzione, la restituisce. Ogni fase attiva i sensi in modo diverso, finché la persona smette di reagire e comincia ad accorgersi.
Il nucleo teorico è la liminalità, la soglia antropologica descritta da van Gennep e Turner: la condizione di chi «non è più» e «non è ancora». Le tre fasi non sono schermate: sono tre stati di soglia.
La ricerca si è mossa tra libri sull'attenzione (Nicholas Carr, Adam Alter, Catherine Price) e artisti che mettono in discussione lo schermo: Nam June Paik, Cory Arcangel, Rafael Lozano-Hemmer, Christian Marclay.

Mappa di posizionamento · coinvolgimento e carico sensoriale






